venerdì 26 settembre 2014

Orfano

Ancora adesso, a distanza di cinque anni, sì, lo ammetto, ma tanto lo sapete, faccio errori imbarazzanti quando scrivo in tedesco. Le mie mail sono piene di aggettivi non declinati e di verbi in posizioni sbagliate. Non ho imparato, non imparo, credo non imparerò mai la perfezione formale in questa lingua. E non solo perché è maledettamente difficile. C’è un rifiuto, istintuale e profondo, nel normalizzare una lingua che non è la mia, in cui non sono nato. Una refrattarietà remota, insidiosa, che non mi è del tutto chiara. Curioso, invece, che tradurre questa lingua mi venga così naturale. Perché tradurla è portarla a casa mia, riportare l’ignoto al noto, dove il prodotto finale squilla nelle lettere e nei suoni in cui penso, mi incazzo, amo. Produrre testi in un’altra lingua è esperienza di alienazione radicale, di spersonalizzazione annichilente. (Eppure, al tempo stesso, non c’è frase italiana che non impasti di un tedeschismo, da Schadenfreude a lernare). Nulla mi ha reso più umile che il vivere ogni giorno esposto alla lingua non mia. Vivo, infatti, costantemente di fronte ai miei errori, ai miei limiti, alle mie imperfezioni. L’umiltà della propria fallibilità nondirado diviene umiliazione. Un amaro in bocca, nel sentirsi così adulto nel fare tutto in un mondo linguistico non proprio e così bambino, ovvero il bisognoso di aiuto, il non autosufficiente per antonomasia. Quando scrivo un articolo, un intervento, o anche una semplice email. Bambino. Perduto, smarrito, molto spesso, ancora oggi, malgrado tutto. Orfano. Sì, orfano. Che se la lingua in cui nasci è “madre”, esserne privati, uscire da essa significa nient’altro che essere orfano.

2 commenti:

  1. come ti capisco...:)

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  2. Mhh , mi vine da pensare che tradurre ti viene
    cosi´ bene perche´ e´ un attivita´ passiva .

    Die Sprache ist die Wahre Heimat ( von Humboldt)
    se fosse possibile scegliere , si dovrebbe emigrare
    verso nazioni dove si puo´ parlare la stessa lingua ,
    osservai una volta notando che quando lasciarono
    la loro patria Thomas Mann ando´a vivere
    nella Svizzera Tedesca e continuo´ a parlare tedesco
    e Prezzolini si stabili´ in Ticino , in questo modo
    ognuno rimase legato alla propria lingua.

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